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Il Mistero del male

Mostruosità- umanità: questi sono i due estremi che potremmo individuare come pilastri della testimonianza autentica ed emozionante di don Marcello Cozzi. Chi meglio di colui che ha seguito e ascoltato personaggi come Gaspare Spatuzza o come Giovanni Brusca, il mostro di Capaci.
Di fronte alla mostruosità dei loro atti, ad un sacerdote, invitato dagli stessi ad ascoltarli, non rimane che una profonda lacerazione nel sentirsi perfino traditore nei confronti di quei familiari che hanno perso coniugi, figli, genitori per opera dei loro ordini o delle loro mani.
Ma poi,accade quello che aveva preannunciato Agnese Moro, figlia del grande statista italiano ” Vedrai che,quando lo avrai di fronte, il mostro si smaterializzera”.
Ed è stato proprio così.
Quando don Marcello entra da quella porticina accolto con una busta con biscotti e caffè, si trova di fronte uomini che non sostengono lo sguardo uomini che vengono annientati dall’ umanità autentica e travolgente di Falcone, che li riconosce come uomini con un’ anima come tutti noi, ma con sentimenti che non sanno di avere e di Rita Borsellino che,a Brusca, chiede notizie sulla moglie, sul figlio e sulla sua condizione in carcere.
Ed è l’ incontro con questa umanità che ha permesso a Brusca di salvare suo figlio e sua moglie dalla cultura mafiosa che lo ha condannato per sempre.
Don Marcello non parla di perdono né di pentimento…questi non possono essere accertati da occhi umani, ma, certamente, se, seppur nato in un contesto mafioso Peppino Impastato è riuscito ad opporsi,mentre Brusca no, è perché la responsabilità personale è stata alimentata da passioni e stimoli esterni che Brusca non ha avuto.
E allora, la scuola, le agenzie educative rimangono gli unici mezzi con i quali sottrarre i nostri ragazzi alla cultura mafiosa e al fascino del male.

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